Dal diario di Rambaldo di Rossiglione, 14 novembre 1959
Mi sono offerto di rintracciare il mio fidato consigliere dall'armatura bianca e cavalcando nella foresta grido invano il suo nome nella speranza di ricevere risposta. Ma ahimè nessuno risponde e la mia voce riecheggia nell'aria mentre cerco qualche traccia di zoccoli. A metà del sentiero dei passi nelle scarpe di ferro mi portarono in un pertugio in mezzo a un spazio spianato. Di lì a poco scorgo vari pezzi dell'armatura bianca e mi avvicino lentamente chiamando il nome di quel cavaliere che ora più che mai non esiste più. L'armatura è vuota e accompagnata da un biglietto con una nota:
<< Lascio quest'armatura al cavaliere Rambaldo di Rossiglione>>
Ma no!!!! Non è possibile!!! Una sensazione di disagio mi pervade e mentre mi spoglio e provo la nuova corazza linda e perfetta i brividi mi salgono sulla schiena.
Così torno dall'imperatore che mi dà il benvenuto ma subito spiego di non essere Agilulfo bensì Rambaldo e re Carlo mi ordina di ritornare al reggimento e di combattere facendo onore a chi era degno di quell'armatura. Una grande responsabilità è adesso sulle mie spalle; le trombe suonano e danno il via alla battaglia: ne ho prese tante ma tante però sono riuscita a darne altrettante infilzando quanti più guerrieri tanti quanti ce ne stavano come uno spiedino.
Adesso la corazza è tutta sozza, lurida di un miscuglio di sangue, terra e ammaccature. Ma finalmente ecco ciò che aspettavo di vedere, quella corazza col pennacchio color pervinca. Ci inseguimmo a vicenda fino ad arrivare a un ruscelletto simile a quello dove l'ho scorta per la priva volta che fu fatale per il mio cuore. Il suo cavallo legato a un albero e lei spaparanzata su un cespuglio. Avrei tanto voluto dirle che non ero Agilulfo, l'uomo di cui si è innamorata; ma tutto ciò che la mia bocca emise fu un insieme di versi strani e balbettii mentre io ero lì fermo immobile, come paralizzato e le mani che tremano cercando di congiungermi con lei, la donna che desideravo dalla prima volta che l'ho vista. Mi tolsi l'elmo e lei coperse il mio viso con le sue mani ma quando le tolse e si accorse che non ero colui che ambiva. Scappò con il suo cavallo e mi stordì lasciandomi impalato e come un ebete sperando che si potesse avverare ciò che sognavo nelle ultimi notti, sentendo in lontananza il galoppo del suo cavallo. I giorni seguenti sperai che ogni nuovo cavaliere che arrivava al reggimento fosse Agilulfo con una nuova corazza ancor più sicuro di sé; invece lui era volato via, era svanito nel nulla e io sentivo la sua mancanza e il confidarmi con lui.
Per quanto riguarda la mia amata la vedevo tutti i giorni all'orizzonte e cercando di raggiungerla senza nessun risultato, cercando di dirle soltanto una frase per esprimerle quello che provo:
"Sei quell'atroce dolore che non si cancellerà mai, un fiore reciso con tanta brutalità, una rosa strappata e calpestata, ma io voglio ricordarti per quello che eri, voglio ricordare la tua allegria, la tua travolgente follia. Non c'è distanza che possa separarmi da te, la tua carezza sarà un battito d'ali che per sempre vivrà."
Addio Bradamante
Rambaldo
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