Un normale pranzo da paladini, regolare ed ordinario, nonostante il mio cattivo umore sentivo che tutto sarebbe andato per il verso giusto, sapevo di non avere un ottimo carattere, di non avere molti amici, di non essere una persona affabile ma cosa ci potevo fare? Avevo rinunciato a provare a piacere alla gente e in particolare odiavo i momenti dei pasti, caratterizzati da condivisione, risate e soprattutto pieni di cavalieri che come attori di teatro ben poco originali raccontavano le loro vittorie e le loro avventure degne di nota. Mi facevano quasi pena: le loro storie parlavano tutte delle stesse cose ed era buffo vederli gareggiare tra loro su chi era il più valoroso, il più coraggioso, il più galante, il più intelligente quando in realtà la verità era una: erano solo un branco di uomini affamati attorno ad un tavolo che si raccontavano delle storielle romanzate di cui probabilmente non erano nemmeno i protagonisti. Mi irritava la loro superbia e il loro comportamento.

Come dicevo non avrei mai e poi mai partecipato alle loro noiose conversazioni ma non pensavo che sarebbe mai venuto fuori un argomento così scottante per me proprio dal grande paladino Agilulfo. All'inizio provai a contenermi, a mantenere la calma davanti a così tante bugie sulle sue imprese, poi però quando ha narrato di come eroicamente aveva salvato da una violenza una nobildonna vergine di Scozia di nome Sofronia non ce l'ho fatta e sono dovuto intervenire nella conversazione. Sofronia è mia madre, una madre che ho amato con tutto il mio cuore e che mi aveva concepito ben prima della tentata violenza dalla quale Agilulfo l'aveva salvata, e come al solito il fatto era stato ingigantito, LUI era stato visto da tutti come il cavaliere forte e coraggioso, come un paladino vero e proprio e come salvatore delle povere donne indifese ma nè io nè mia madre avevamo bisogno di lui, anzi, grazie al suo intervento mia madre non poté più crescermi e andò in convento. Spiegai con rabbia la situazione ad Agilulfo e anche davanti a tutti gli altri paladini di Carlomagno che dal canto suo se ne stava in silenzio ad ascoltare la mia storia. Alla fine del mio racconto, dopo aver ammesso che non sapevo chi fosse mio padre ma sapevo con certezza che faceva parte del Sacro Ordine dei Cavalieri del San Gral, mi sentivo sollevato, avevo la gola secca, il fiato corto e una voglia matta di sbattere Agilulfo contro il muro per fargli capire che forse non era tutto così semplice e immediato come lui poteva pensare e per una volta il cavaliere con la sua armatura impeccabile e i suoi modi da signore si era ingannato da solo. Dentro di me sentivo un'euforia incotrollabile e allo stesso tempo ero felice di essermi tolto quel peso che gravava su di me da troppo tempo.
So che i Cavalieri del San Gral hanno fatto tutti voto di castità e nessuno di loro potrà mai riconoscermi come figlio ma se li riuscissi a raggiungere e a farmi considerare figlio di tutto il loro Ordine i miei diritti di cavaliere rimarrebbero invariati. E so che è l'unica cosa che posso fare, l'unica mossa che posso intraprendere per vincere, sia per me che per mia madre e il mio onore, L'unica consolazione è pensare che anche Agilulfo deve scoprire la verità e spero che si sbagli su tutto, spero che crollino tutte le sue certezze come sono cadute a me quando ero bambino, e forse capirà come ci si sente.
Ora devo partire, spero che questo viaggio porti con sè delle risposte.
Come dicevo non avrei mai e poi mai partecipato alle loro noiose conversazioni ma non pensavo che sarebbe mai venuto fuori un argomento così scottante per me proprio dal grande paladino Agilulfo. All'inizio provai a contenermi, a mantenere la calma davanti a così tante bugie sulle sue imprese, poi però quando ha narrato di come eroicamente aveva salvato da una violenza una nobildonna vergine di Scozia di nome Sofronia non ce l'ho fatta e sono dovuto intervenire nella conversazione. Sofronia è mia madre, una madre che ho amato con tutto il mio cuore e che mi aveva concepito ben prima della tentata violenza dalla quale Agilulfo l'aveva salvata, e come al solito il fatto era stato ingigantito, LUI era stato visto da tutti come il cavaliere forte e coraggioso, come un paladino vero e proprio e come salvatore delle povere donne indifese ma nè io nè mia madre avevamo bisogno di lui, anzi, grazie al suo intervento mia madre non poté più crescermi e andò in convento. Spiegai con rabbia la situazione ad Agilulfo e anche davanti a tutti gli altri paladini di Carlomagno che dal canto suo se ne stava in silenzio ad ascoltare la mia storia. Alla fine del mio racconto, dopo aver ammesso che non sapevo chi fosse mio padre ma sapevo con certezza che faceva parte del Sacro Ordine dei Cavalieri del San Gral, mi sentivo sollevato, avevo la gola secca, il fiato corto e una voglia matta di sbattere Agilulfo contro il muro per fargli capire che forse non era tutto così semplice e immediato come lui poteva pensare e per una volta il cavaliere con la sua armatura impeccabile e i suoi modi da signore si era ingannato da solo. Dentro di me sentivo un'euforia incotrollabile e allo stesso tempo ero felice di essermi tolto quel peso che gravava su di me da troppo tempo.
So che i Cavalieri del San Gral hanno fatto tutti voto di castità e nessuno di loro potrà mai riconoscermi come figlio ma se li riuscissi a raggiungere e a farmi considerare figlio di tutto il loro Ordine i miei diritti di cavaliere rimarrebbero invariati. E so che è l'unica cosa che posso fare, l'unica mossa che posso intraprendere per vincere, sia per me che per mia madre e il mio onore, L'unica consolazione è pensare che anche Agilulfo deve scoprire la verità e spero che si sbagli su tutto, spero che crollino tutte le sue certezze come sono cadute a me quando ero bambino, e forse capirà come ci si sente.
Ora devo partire, spero che questo viaggio porti con sè delle risposte.
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