Agilulfo Capitolo l

Sono a Parigi, è pomeriggio. Carlomagno sta passando a controllare le file di soldati quando si accorge di un paladino in particolare, sta guardando me. Sono l'unico che ancora ha l'elmo addosso e forse è per questo che mi ha notato...subito mi chiede chi sono, e mi ordina di alzare la celata ma io devo rifiutare. Non lo faccio perché  non ho rispetto per lui, ma solo perché io non ho corpo, sto in piedi e presto servizio solo grazie alla forza di volontà: sono solo un'armatura...
L'imperatore, però, insite e così alzo l'elmo e lui può vedere che non sto mentendo. Carlomagno mi fa una battuta poi si allontana perché non vuole entrare nelle situazioni complicate.
Ora sento il suono della tromba che dà il segnale di rompere le righe, cosi tutti i paladini possono andarsene. Io sto provando a mescolarmi tra la folla, vago di qua e di là, ma non partecipo a nessun dialogo e nessuno mi nota...sono inesistente. Decido quindi di andare negli stallaggi e la situazione è ancora peggiore, perché nessuno svolge il proprio compito come dovrebbe, cosi io prendo il comando: inizio a dettare regole e li chiamo uno ad uno per fargli notare le loro mancanze. Per fargliele capire li obbligo a lavorare anche durante le ore di riposo.
Tutti sanno che ho ragione ma mi fanno capire che mi odiano. Mi considerano antipatico e non capisco perché...voglio solo le cose fatte come si deve.

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