Giunto in Inghilterra in sella al mio cavallo e accompagnato dal mio fedele compagno Gurdulú, arrivai ai piedi di quello che avrebbe dovuto essere il monastero nel quale era ritirata Sofronia da quindici anni, ma trovai solo macerie e rovine. Un vecchio mi disse che ero arrivato troppo tardi, che tutte le monache erano state rapite da pirati per essere vendute come schiave in Marocco e con loro anche Sofronia, chiamata da loro suor Palmira, la più casta e pia tra le monache. Una cosa mi colpì, che sebbene la gente del paese fosse presente al saccheggio nessuno fece nulla, nessuno si immischiò in quella facenda, nessuno le aiutò.
Decisi allora di imbarcarmi per il Marocco ma durante il viaggio la mia nave si scontrò contro una balena e naufragammo. La mia armatura mi trascinò giù fino al fondale, quindi cominciai a camminare, determinato a raggiungere le coste dell'Africa; di certo non mi feci intimire da qualche mostro marino che mi si piazzava davanti poichè con me avevo la mia spada.
Quando uscii dall'acqua, vidi Gurdulù insieme ad un gruppo di pescatori che mi chiesero di unirmi a loro. Cosa frega a me se il sultano deve regalare una perla ad ognuna delle sue trecentosessantacinque mogli ogni volta che la va a trovare? Poi sentii quel nome, Sofronia di Scozia, che se solo avessi avuto un cuore avrebbe iniziato a battere fortissimo, ma mi contenni e mi venne un'idea: perchè regalarle un'inutile biglia quando le si potrebbe donare un'armatura cristiana che le faccia alleviare la nostalgia?
Detto fatto, le venni dato in dono e una volta nella sua stanza le rivelai il mio nome, lo stesso di colui che l'aveva salvata anche anni prima da un brigante e questa volta da nozze indesiderate. Quando il sultano arrivò non la trovò, stavamo scappando via, diretti alla spiaggia.
E di nuovo un naufragio nel quale a fatica riuscii a salvare la ragazza, che stanca e affaticata decisi di far riposare dentro una grotta mentre io andai al campo di Carlomagno ad annunciare che la sua verginità era intatta e così il suo nome.
Dopo tutto, ripensandoci, è stata un'avventura faticosa, si, ma non sono stanco, come potrei?
Decisi allora di imbarcarmi per il Marocco ma durante il viaggio la mia nave si scontrò contro una balena e naufragammo. La mia armatura mi trascinò giù fino al fondale, quindi cominciai a camminare, determinato a raggiungere le coste dell'Africa; di certo non mi feci intimire da qualche mostro marino che mi si piazzava davanti poichè con me avevo la mia spada.
Quando uscii dall'acqua, vidi Gurdulù insieme ad un gruppo di pescatori che mi chiesero di unirmi a loro. Cosa frega a me se il sultano deve regalare una perla ad ognuna delle sue trecentosessantacinque mogli ogni volta che la va a trovare? Poi sentii quel nome, Sofronia di Scozia, che se solo avessi avuto un cuore avrebbe iniziato a battere fortissimo, ma mi contenni e mi venne un'idea: perchè regalarle un'inutile biglia quando le si potrebbe donare un'armatura cristiana che le faccia alleviare la nostalgia?
Detto fatto, le venni dato in dono e una volta nella sua stanza le rivelai il mio nome, lo stesso di colui che l'aveva salvata anche anni prima da un brigante e questa volta da nozze indesiderate. Quando il sultano arrivò non la trovò, stavamo scappando via, diretti alla spiaggia.
E di nuovo un naufragio nel quale a fatica riuscii a salvare la ragazza, che stanca e affaticata decisi di far riposare dentro una grotta mentre io andai al campo di Carlomagno ad annunciare che la sua verginità era intatta e così il suo nome.
Dopo tutto, ripensandoci, è stata un'avventura faticosa, si, ma non sono stanco, come potrei?
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